Fem pinya. La strategia anti troll delle torri umane

Fem pinya.

Ossia, letteralmente, facciamo la pigna. È una delle cose che ho imparato ad apprezzare dei catalani. Perché sui dolci, come diceva il mio amico inglese (probabilmente rimpiangendo i chili di burro dei biscotti della madrepatria), lasciano un po’ a desiderare, ma quando si tratta di collaborare e diventare un tutt’uno, di fare pigna, appunto, riescono a stupire.

Nei castellers, le torri umane, la pinya sono le persone raggruppate sotto, che sostengono la torre, la rafforzano, ma soprattutto sono lì ad attutire la caduta di chi sta più in alto. Senza la pinya la torre non potrebbe salire un piano dopo l’altro, la piccola e minuta enxaneta non potrebbe arrampicarsi su rapida come una lucertola e sollevare il braccio a un’altezza vertiginosa. Senza la pinya, insomma, non si arriverebbe tanto in alto e ci si farebbe tutti più male.

La pinya catalana ha alcune caratteristiche fondamentali, secondo me, nelle sue forme di resistenza sociale e di protesta. È silenziosa, oppone resistenza passiva, ha un coraggio tenace e cocciuto, e sa coniugare forza e intrattenimento. A chi cerca una caratteristica tipica dei catalani che li distingua dal resto della Spagna, io indicherei questa, insieme alla lingua e alla loro storia.

Fare pinya non è l’unica forma di collaborazione possibile, ovviamente. Ne esistono molte altre. Quella dei catalani però è ostinata e compatta. Implica una capacità di mettersi al servizio del gruppo, della comunità, l’accettazione di un’identità collettiva e della sua precedenza, che a noi italiani, forse (e ripeto, forse) talvolta fa difetto. Il che non fa di noi un popolo meno solidale o meno generoso, sia chiaro, forse solo più individualista e meno gregario.

Un’amica un giorno mi disse che le sarebbe piaciuto vedere uno dei miei figli scalare una torre umana come enxaneta e io le risposi che sarebbe dovuta passare sul mio cadavere. Nelle foto scolastiche, per intenderci sul livello di apprensività, i miei figli sono quasi sempre gli unici con il cappello e la sciarpa. Anche a costo di ìntromettermi a metà del canto natalizio per calcarglielo in testa. First things first. E visto che non mi ci vedo a scalare una torre umana per controllare che il casco sia ben allacciato, direi che i miei figli se ne restano a livello del suolo, per ora.

Eppure sono convinta che ci sia molto da imparare nell’arte dei castellers e non mi stupirei se di qui a poco diventassero un must dei corsi aziendali e delle giornate per rafforzare lo spirito di gruppo in ufficio. Per ricominciare a toccarsi a vicenda, a fidarsi, a cercare negli altri la stabilità di cui abbiamo bisogno e offrire loro la nostra, confidando che tutti insieme potremo arrivare più in alto, che la forza di uno è la forza di tutti.

Non c’è spazio per le polemiche, fra i castellers, non c’è spazio per le litigate e le frasi ad effetto. Non ci sono troll in una torre umana. Perché i primi a farsi male sarebbero proprio loro.

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